Fortezza da fantasy

Il castello con soli due muri su quattro, gli altri sono fatti di… roccia

Castello della Pietra a Vobbia: storia e segreti del maniero tra le rocce

Il castello con soli due muri su quattro, gli altri sono fatti di… roccia

L’architettura militare medievale trova una delle sue massime espressioni in Liguria, dove sorge una struttura difensiva fusa con l’ambiente circostante. Si tratta del Castello della Pietra, situato nel territorio comunale di Vobbia, all’interno della città metropolitana di Genova. La fortificazione sorge incastonata tra due enormi speroni di conglomerato roccioso, una particolare formazione geologica nota come puddinga, che funge da barriera difensiva naturale contro eventuali attacchi esterni.

Le origini storiche e l’evoluzione feudale

L’esatta datazione della struttura rimane incerta a causa della scarsità di documenti scritti superstiti. Le prime testimonianze indirette collocano la fondazione dell’edificio intorno all’anno 1100. La prima attestazione documentaria ufficiale risale a sabato 10 maggio 1252, data in cui il sito viene menzionato in un atto notarile relativo alla proprietà delle terre. I primi occupanti dell’area furono probabilmente i monaci dell’Abbazia di San Colombano di Bobbio, che utilizzarono lo sperone roccioso come romitorio isolato.

Nel corso dei secoli, il controllo del presidio passò alla famiglia dei nobili Opizzone, i quali assunsero il cognome “della Pietra” proprio in virtù del legame con la roccaforte. Successivamente, l’edificio passò sotto l’influenza della famiglia genovese degli Spinola e, nel 1518, agli Adorno. Il ruolo di presidio militare strategico per il controllo delle vie commerciali appenniniche cessò definitivamente nel 1797, quando le truppe napoleoniche decretarono l’abolizione dei feudi imperiali, determinando il progressivo abbandono del sito.

Caratteristiche architettoniche e autosufficienza

La pianta del complesso edilizio si articola su due corpi di fabbrica distinti, posizionati a quote differenti per seguire l’andamento della parete rocciosa. L’avancorpo principale presenta una forma trapezoidale che immette direttamente nel salone centrale della fortezza. Lo sperone roccioso occidentale è stato storicamente utilizzato come torrione naturale di guardia, accessibile mediante camminamenti e passaggi scavati direttamente nella pietra dai costruttori dell’epoca.

Il punto di forza del sistema difensivo era rappresentato dall’autonomia logistica. Ai piedi del torrione si trova una maxi-cisterna scavata nella roccia, progettata per raccogliere l’acqua piovana proveniente dai tetti attraverso una rete di canalizzazioni. Questo serbatoio garantiva una capienza di 100.000 litri d’acqua, permettendo alla guarnigione militare di resistere ad assedi prolungati fino a sei mesi consecutivi senza rifornimenti esterni.

Il recupero del monumento e le visite

Dopo un lungo periodo di degrado strutturale, il Ministero della Cultura e gli enti locali hanno avviato negli anni Ottanta del Novecento un esteso piano di restauro archeologico. Oggi il castello è classificato come Monumento Nazionale Italiano ed è gestito dall’Ente Parco Naturale Regionale dell’Antola, che ne cura l’apertura al pubblico e la manutenzione ordinaria. Il poeta genovese Edoardo Firpo descrisse l’impatto visivo della fortezza definendola “il grigio dragone pietrificato”, per via della sua forma integrata nello sperone montano.

L’accesso al sito non è consentito ai veicoli a motore. I visitatori devono percorrere a piedi il Sentiero dei Castellani, un itinerario escursionistico nel bosco della durata di circa venti minuti, che termina con una scalinata in pietra. Il monumento è accessibile tramite visite guidate della durata di 45 minuti, attive principalmente la domenica e nei giorni festivi nel periodo compreso tra aprile e ottobre. Le pareti rocciose esterne che circondano l’edificio rimangono inoltre una meta per gli appassionati di arrampicata sportiva.