Trucco informatico

Poliziotta licenziata per aver simulato di essere al computer con un trucco

Escamotage per evitare la modalità sospensione del computer

Poliziotta licenziata per aver simulato di essere al computer con un trucco

Una sottufficiale di polizia in servizio presso il corpo di Avon e Somerset, nel Regno Unito, è stata sollevata dall’incarico per aver adottato un metodo singolare volto a simulare la propria presenza operativa durante lo smart working. L’episodio, emerso a seguito di verifiche interne, ha riguardato un arco temporale compreso tra i mesi di aprile e maggio del lunedì 01 maggio 2023, periodo in cui la dipendente ha utilizzato un oggetto fisico per manipolare l’hardware ministeriale.

La sergente X, identità protetta durante il procedimento, ha ammesso di aver posizionato l’angolo di una cornice fotografica sopra i tasti del proprio computer portatile. Questa pressione costante impediva al sistema informatico di attivare la modalità sospensione, mantenendo lo stato del profilo utente come “attivo” e dando così la parvenza di una continuità lavorativa che non corrispondeva alle reali mansioni svolte dalla funzionaria.

Analisi dei dati e provvedimento disciplinare

L’anomalia è stata rilevata dal dipartimento per gli standard professionali attraverso un monitoraggio dei dati di input. L’analisi tecnica ha evidenziato un numero di battute estremamente elevato e costante, un pattern che ha insospettito i supervisori. Le prove raccolte hanno infatti dimostrato che il volume di tasti premuti risultava da tre a otto volte superiore rispetto a quello dei colleghi con medesime responsabilità.

Nonostante la quarantenne abbia citato alcune circostanze attenuanti legate a un momento critico della sfera privata, la commissione ha stabilito che tale comportamento costituisse grave negligenza. La decisione finale ha portato al licenziamento senza preavviso e al divieto assoluto di reintegro presso qualsiasi altra forza dell’ordine per la ex sottufficiale.

La posizione del comando di polizia

La sovrintendente detective Larisa Hunt ha commentato l’esito dell’udienza sottolineando la gravità del gesto: “È estremamente deludente che un agente si sia comportato in un modo che potrebbe non solo screditare le forze dell’ordine, ma anche minare la fiducia del pubblico nei nostri doveri”. Secondo la dirigente, l’abuso deliberato della fiducia istituzionale attraverso un comportamento ingannevole rimane un atto ingiustificabile.

“Sappiamo che il personale è sottoposto a pressioni immense e carichi di lavoro elevati,” ha concluso la Hunt, “ma è inaccettabile che si faccia apparire di essere al lavoro quando in realtà non lo si è”. La vicenda si chiude con l’allontanamento definitivo della responsabile, ponendo fine a uno dei casi di elusione del controllo remoto più insoliti registrati nel dipartimento.