Nella giornata di giovedì 26 marzo 2026, la storica Sala Teresiana della Biblioteca Braidense di Milano ha ospitato una sessione di fitness condotta dal noto istruttore statunitense Isaac Boots. L’evento, organizzato da un’azienda operante nel settore della skin care di lusso, ha visto la trasformazione temporanea del tempio della cultura in una sala pesi moderna, con la rimozione delle vetrine lignee settecentesche per far posto a tappetini in gomma, bevande energetiche e kit di asciugamani. Il professionista del benessere, seguito da oltre 600 mila utenti sui social network, ha guidato gli esercizi sotto lo sguardo dei ritratti storici, alternando l’attività motoria alla promozione di prodotti di bellezza.

Tariffe ministeriali e ricavi per la conservazione
L’operazione commerciale ha garantito alla Grande Brera un introito di 10 mila euro per una singola ora di occupazione degli spazi. Tale cifra risponde a una precisa tabella ministeriale stabilita a Roma, che impone ai musei dotati di autonomia gestionale di incrementare i propri guadagni extra-scolastici. I proventi derivanti da queste concessioni vengono utilizzati per coprire i costi fissi delle strutture, come gli stipendi del personale, le utenze energetiche e le spese di manutenzione ordinaria. La direzione dell’istituto ha confermato che esiste una costante lista d’attesa per l’utilizzo di queste sale, specialmente in concomitanza con i grandi eventi cittadini legati al design e alla moda.

I precedenti illustri e il dibattito sull’immagine
Non si tratta del primo episodio di questo genere all’interno del complesso braidense. In passato, la medesima sala era stata teatro di una cena placée organizzata da una nota imprenditrice nel campo della bellezza, sollevando aspre critiche per la presenza di vivande in prossimità di antichi codici. Mentre spazi come la Sala Stirling o il cortile di Palazzo Citterio si prestano maggiormente a installazioni temporanee, l’uso della Teresiana per attività ludiche o commerciali continua a dividere l’opinione pubblica. Alcuni esperti del settore librario e storico hanno espresso perplessità, evidenziando come l’associazione con marchi di consumo possa generare un danno d’immagine per l’istituzione statale.

Il mercato degli affitti museali a Milano
La strategia di affittare porzioni di edifici storici per eventi privati è una pratica consolidata nel capoluogo lombardo. Strutture come il Museo del Novecento, con la sua vista panoramica, o il Castello Sforzesco, che offre ampi saloni medievali, ricorrono regolarmente a queste entrate per sostenere i propri bilanci. Anche il Poldi Pezzoli e il Museo Diocesano utilizzano chiostri e giardini per cene di beneficenza e presentazioni aziendali. La sfida per i gestori rimane l’equilibrio tra la necessità di reperire risorse finanziarie e la tutela della dignità del patrimonio artistico nazionale, evitando che la mercificazione prevalga sulla funzione culturale originaria dei luoghi.