Alla dogana di Ponte Chiasso la scena sembrava di quelle ordinarie, quasi banali. Alla domanda di rito dei militari della Guardia di finanza – «Ha con sé denaro contante o valori?» – l’uomo rispondeva senza esitazioni: «Circa 3mila euro». Nulla di strano, almeno sulla carta. Peccato che la realtà fosse un po’ diversa.
Tradito dal nervosismo
Nei giorni scorsi, durante i controlli sulle movimentazioni transfrontaliere di denaro ai valichi con la Svizzera, i militari del Gruppo Ponte Chiasso hanno fermato un cittadino italiano residente nella Confederazione Elvetica, imprenditore, diretto in Italia “per lavoro”. Fin qui tutto regolare. Ma qualcosa non convince gli operatori: l’uomo appare visibilmente agitato.

Ed è proprio quel nervosismo a far scattare un controllo più approfondito. La perquisizione della persona non riserva sorprese, ma la valigetta sì. All’interno, oltre a denaro contante nei limiti consentiti, spunta un certificato azionario al portatore emesso da una società svizzera. Valore: 100mila franchi. Altro che “solo 3mila euro”.
In valigia documento dal valore enorme
Il documento, che avrebbe dovuto essere dichiarato in dogana, vale esattamente 107.146,68 euro. Non avendo assolto all’obbligo dichiarativo, all’imprenditore è stata contestata una violazione amministrativa con una sanzione che può arrivare fino al 100% della somma eccedente rispetto alla soglia consentita. Per lui è scattato anche il sequestro amministrativo del certificato.

Un tentativo di passare inosservato che si è trasformato in una lezione costosa. Morale della storia: in dogana, a volte, non basta dire di essere “leggeri”. Meglio esserlo davvero.