Certo, rispetto al giallo (o tormentone) nostrano su Garlasco le cose sono un po’ diverse… Ma le nuove tecnologie davvero possono dare una lettura diversa rispetto a fatti accaduti anche decine di anni fa. E il DNA è uno degli elementi che più di altri consente di risolvere un caso, ancorché “freddo” da molto tempo. La condizione essenziale rimane non inquinare la scena del crimine.
La svolta investigativa dopo ventisei anni
A ottobre 2025, gli agenti della prefettura di Aichi hanno annunciato l’arresto di una coetanea della vittima, la sessantanovenne Kumiko Yasufuku, con l’accusa di omicidio volontario. La svolta nelle indagini è giunta dopo che la sospettata, inizialmente riluttante, aveva acconsentito a fornire un campione di DNA nei primi mesi del 2025. L’esame genetico ha riscontrato una perfetta corrispondenza con le tracce ematiche repertate all’interno dell’abitazione in cui venne consumato il reato. Davanti all’evidenza dei fatti, l’indagata ha confessato il delitto, motivando l’azione con una gelosia ossessiva risalente agli anni scolastici, quando il marito della vittima aveva respinto i suoi tentativi di corteggiamento.
Il mantenimento della scena del delitto
Il cold case è stato risolto grazie alla determinazione del vedovo, Satoru Takaba, oggi sessantanovenne, il quale per quasi tre decenni ha continuato a versare regolarmente i canoni di locazione dell’immobile situato nel quartiere Nishi di Nagoya. Il totale della spesa sostenuta ammonta a circa 22 milioni di yen, equivalenti a quasi 120mila euro, investiti unicamente per impedire alterazioni della scena del crimine. La decisione di mantenere la locazione è maturata tre anni dopo l’omicidio, quando un consulente televisivo ha ipotizzato la presenza di sangue dell’assassino frammisto a quello della vittima, dettaglio che le autorità inquirenti non avevano potuto confermare per tutelare il segreto istruttorio.
La dinamica del reato nel 1999
L’assassinio si consumò il 13 novembre 1999, quando la consorte dell’epoca, Namiko, fu attinta da numerose coltellate al collo all’interno delle mura domestiche. In quel momento il capofamiglia si trovava sul posto di lavoro, mentre il figlio di due anni era presente nell’alloggio. Il neonato fu ritrovato dalle forze dell’ordine incolume ma macchiato del sangue materno, accanto al cadavere. Per decenni il caso è rimasto formalmente irrisolto, ma il pensionato ha portato avanti una costante campagna di sensibilizzazione, distribuendo volantini presso le stazioni ferroviarie insieme al figlio e sollecitando ripetutamente gli organi di informazione locali.
L’abolizione della prescrizione e la giustizia
La prosecuzione delle attività investigative è stata resa possibile da una modifica legislativa strutturale. Nel 2010, la riforma del codice penale giapponese ha infatti eliminato i termini di prescrizione per i reati punibili con la pena capitale, impedendo l’archiviazione definitiva del fascicolo. Intervistato dai media nazionali dopo la cattura della responsabile, il sessantenovenne ha dichiarato che l’intera operazione non è stata dettata da un’ossessione personale, bensì dal dovere morale di poter dimostrare al figlio, ormai adulto, di aver esperito ogni tentativo possibile per assicurare alla giustizia la responsabile dell’omicidio della madre.