Un uomo stanco delle chiamate dei call center che decide di farsi pagare per ogni minuto di telefonata.
L’immagine è potente, la promessa irresistibile e la notizia è diventata virale in poche ore.
Peccato che, come spesso accade online, la realtà sia molto diversa da come viene raccontata.
La storia è vera, sì. Ma non nel modo in cui molti sperano.
E soprattutto: in Italia non funziona così.
La storia (vera) di Lee Beaumont, diventata virale anni dopo
Tutto parte nel 2013, nel Regno Unito. Il protagonista è Lee Beaumont, imprenditore di Leeds, esasperato dalle continue chiamate commerciali.
Contrariamente a quanto suggeriscono post e meme circolati negli ultimi anni, Beaumont non ha trasformato il suo numero personale in uno a pagamento e non ha “ingannato” i call center con un trucco tecnico.
La sua idea è stata molto più semplice — e legale.
Quando aziende e fornitori gli chiedevano un recapito telefonico, Beaumont forniva un numero a tariffazione speciale, un cosiddetto premium rate number, invece del suo numero privato.
Il numero iniziava con 0871 e, nel Regno Unito, questo tipo di numerazione prevede un costo al minuto per chi chiama.
Ogni telefonata gli fruttava circa 7 centesimi al minuto.
Come raccontato alla BBC, lavorando da casa si divertiva persino a trattenere gli interlocutori con domande e richieste di chiarimento. Il risultato?
Un guadagno complessivo di circa 300 sterline.
Ma cosa sono davvero i numeri a tariffazione a pagamento?
I numeri a tariffazione a pagamento (o numeri a sovrapprezzo) sono numerazioni telefoniche che prevedono un costo superiore rispetto a una chiamata standard, in parte riconosciuto al fornitore del servizio o al titolare del numero.
Sono usati legittimamente per:
- assistenza clienti
- supporto tecnico
- servizi informativi
- hotline professionali
- concorsi e televoto.
In Italia rientrano in questa categoria numerazioni come:
- 199
- 895
- 899
- 178.
La normativa italiana, supervisionata da AGCOM, impone:
- annunci vocali chiari sul costo della chiamata
- massimali di spesa
- obblighi di trasparenza verso l’utente.
Si può fare anche in Italia? La risposta che spegne l’entusiasmo
Ma una “giocata” come quella di Beaumont si può replicare anche da noi? Sì, in Italia è possibile attivare numeri a tariffazione speciale, ma con limiti molto precisi.
Non si può applicare al proprio numero personale
Non esiste alcun modo per “attivare” la tariffazione a consumo su una linea già esistente.
È necessario richiedere un nuovo numero dedicato tramite operatori autorizzati.
I call center quasi mai chiamano questi numeri
Nella pratica:
- i centralini aziendali bloccano le numerazioni a pagamento
- molte linee VoIP non consentono chiamate a sovrapprezzo
- se il chiamante sente l’annuncio tariffario, può semplicemente riattaccare.
In sintesi: non è una soluzione efficace contro il telemarketing.
Farsi pagare dai call center? In Italia è un mito
La storia di Lee Beaumont è reale, curiosa e perfetta per diventare virale.
Ma l’idea di guadagnare dalle chiamate indesiderate è, per la maggior parte delle persone, irrealizzabile.
In Italia non esiste alcun trucco legale per far pagare i call center che ci chiamano.
Le vere soluzioni contro le chiamate indesiderate
Se l’obiettivo è ridurre (davvero) il telemarketing aggressivo, le opzioni concrete sono:
- Iscriversi al Registro Pubblico delle Opposizioni, lo strumento ufficiale per negare l’uso del proprio numero a fini promozionali
- Prestare attenzione ai consensi marketing, spesso accettati senza rendersene conto
- Segnalare le chiamate abusive agli operatori e all’AGCOM
- Usare filtri antispam e blocchi automatici su smartphone e linee fisse
Meno virale, forse. Ma molto più efficace.