La decisione finale

Chi l’ha dura la vince: rimossa da Google Maps la spiaggia abusiva a Como

Il caso esploso davanti al Tempio Voltiano trova una sua risoluzione grazie alle segnalazioni di un cittadino e del Comune

Chi l’ha dura la vince: rimossa da Google Maps la spiaggia abusiva a Como

Si chiude con un risultato concreto la vicenda della falsa spiaggia “Como Beach” comparsa su Google Maps davanti al Tempio Voltiano.

Come raccontato da ComoZero, dopo le ripetute segnalazioni del cittadino Andrea Malinverni e l’eco suscitata dalla vicenda, Google ha riconosciuto la violazione delle proprie regole e ha rimosso definitivamente il punto dalla piattaforma, eliminando un riferimento che rischiava di indurre residenti e turisti a fare il bagno in un tratto di lago dove la balneazione è vietata.

La segnalazione decisiva

A dare l’annuncio è stato lo stesso Andrea Malinverni, che nei giorni successivi alla pubblicazione della vicenda ha ricevuto una comunicazione ufficiale da Google.

“Buongiorno, vi scrivo per aggiornarvi sulla situazione del punto Google Como Beach. Stamattina ho ricevuto un aggiornamento da Google, dopo il vostro articolo, che il punto viola le loro norme ed è stato eliminato immediatamente, finalmente!” ha detto il cittadino a ComoZero.

Il messaggio di Andrea Malinverni

Un risultato arrivato dopo una lunga battaglia fatta di segnalazioni e richieste di intervento.

La rimozione definitiva

In un primo momento, nonostante la comunicazione ricevuta, la dicitura “Como Beach” risultava ancora visibile su Google Maps. Si trattava però di un ritardo tecnico dovuto all’aggiornamento della cache del servizio cartografico.

Poco dopo il punto di interesse è stato definitivamente eliminato dalla piattaforma, ponendo fine a un equivoco che rischiava di avere conseguenze sulla sicurezza dei frequentatori del lungolago.

Come era nato il caso

La vicenda era emersa il 20 giugno 2026, quando Andrea Malinverni aveva denunciato la presenza su Google Maps di una presunta spiaggia libera chiamata “Como Beach”, collocata nello specchio d’acqua antistante il Tempio Voltiano.

Il luogo, tuttavia, non è una spiaggia attrezzata né un’area balneabile.

Divieto di balneazione

Al contrario, il Comune ha installato cartelli in più lingue che vietano espressamente la balneazione per motivi di sicurezza e salute pubblica, legati anche alla presenza della foce del torrente Cosia e alla qualità delle acque.

Segnalazioni respinte

Prima della rimozione definitiva, Malinverni aveva tentato più volte di far eliminare il punto di interesse, anche con il supporto dell’Ufficio Relazioni con il Pubblico del Comune di Como.

Le richieste, però, erano state inizialmente respinte. Non solo il luogo era rimasto online, ma Google aveva anche cancellato una recensione con cui il cittadino metteva in guardia gli utenti dai rischi della balneazione, motivando la decisione con una presunta violazione dei termini di servizio.

Bagnanti

Successivamente, la recensione è stata ripristinata dopo ulteriori verifiche da parte della piattaforma.

Le risposte ironiche

Ad alimentare le polemiche erano state anche le risposte pubblicate dai sedicenti gestori della pagina “Como Beach”, che avevano liquidato con sarcasmo gli avvertimenti sui rischi sanitari.

Tra i messaggi comparsi figurava anche quello:

“Ciao, grazie per la recensione… Sì, abbiamo l’escherichia coli e altri enterococchi intestinali con cui puoi nuotare!”.

Dopo la diffusione della vicenda, anche queste risposte sono state rimosse dalla piattaforma.

Un rischio per i turisti

La presenza della falsa spiaggia su Google Maps rappresentava un potenziale pericolo soprattutto per i visitatori che non conoscono il territorio e che, affidandosi alle indicazioni del navigatore e alle recensioni online, potevano ritenere quell’area un normale lido pubblico.

La rimozione del punto di interesse non eliminerà il fenomeno dei bagni abusivi, che continua a interessare il lungolago nonostante i divieti e le tragedie avvenute negli anni passati. Tuttavia, contribuisce a evitare un grave fraintendimento digitale e riduce il rischio che nuovi turisti vengano indotti a entrare in acqua in una zona vietata e potenzialmente pericolosa.