Scontro vegetale

La Tomatina di Buñol trasforma le strade in un campo di battaglia rosso

Un parallelismo con la battaglia delle arance di Ivrea tra folclore e attrazione internazionale

La Tomatina di Buñol trasforma le strade in un campo di battaglia rosso

Mentre in Italia la città piemontese di Ivrea celebra la propria storicità attraverso il lancio delle arance durante il periodo carnevalesco, la comunità spagnola di Buñol propone un rituale analogo fondato sul lancio dei pomodori.

La cittadina situata nella provincia di Valencia ha ospitato nella giornata di mercoledì 26 agosto 2026 l’annuale manifestazione della Tomatina, attirando oltre ventimila partecipanti. L’evento ha tinto di rosso le vie del centro urbano grazie all’impiego di tonnellate di ortaggi ortofrutticoli non commestibili giunti a bordo di veicoli pesanti.

Origini storiche dal contrasto giovanile alla rievocazione folcloristica

La manifestazione ha avuto origine l’ultimo mercoledì di agosto del 1945 a seguito di un alterco spontaneo tra giovani del posto durante la sfilata cittadina. Un partecipante, caduto accidentalmente vicino a un banco di vendita, scagliò i prodotti disponibili contro i presenti, innescando una reazione collettiva. Nonostante i divieti governativi imposti negli anni Cinquanta sotto il regime di Francisco Franco, la popolazione locale mantenne vivo il rito con iniziative di protesta, come il finto funerale del pomodoro organizzato nel 1957, ottenendo la successiva regolamentazione ufficiale dell’evento.

Diffusione mediatica e la verifica delle notizie di cronaca

La rilevanza internazionale della celebrazione è cresciuta a partire dal 1983 tramite la diffusione di specifici reportage televisivi, con un ulteriore incremento di turisti asiatici promosso dalle scene della pellicola cinematografica indiana “Zindagi Na Milegi Dobara”. Nel corso dei festeggiamenti del 2026, agenzie di stampa hanno riportato un presunto intervento delle forze dell’ordine con sostanze urticanti. Le verifiche condotte dalle autorità municipali hanno tuttavia chiarito l’assenza di azioni repressive coordinate, attribuendo i disagi alla dispersione circoscritta di una sostanza chimica che ha richiesto l’assistenza medica per sole quattro persone, senza alterare il regolare svolgimento della manifestazione.