Non si tratta di una bufala né di un fotomontaggio. La camminata en pointe sui colli di bottiglia rappresenta una reale disciplina circense risalente ai primi anni del Novecento, finita nel dimenticatoio con il declino dei teatri di varietà. L’interesse attorno a questa performance è rinato martedì 18 agosto 2026, quando l’organizzazione Ripley’s Believe It or Not! ha riportato al centro dell’attenzione la storia dell’artista Bekah Burke. La ballerina e performer di arti circensi ha riscoperto la pratica analizzando una fotografia scattata ad Amburgo nel giugno del 1958. Lo scatto ritraeva una giovane diciassettenne, Bianca Passarge, mentre eseguiva passi di danza in equilibrio su recipienti di vino indossando un costume da gatto con coda di pelliccia. Passarge aveva raccontato di aver concepito l’idea durante un sogno e di aver dedicato otto ore al giorno all’allenamento per concretizzarla.
La tecnica scientifica dietro il bilanciamento sul vetro
L’esecuzione del numero non richiede trucchi, ma la gestione millimetrica delle forze fisiche e del proprio peso. L’addestramento della danzatrice ha richiesto centinaia di ore di tentativi su vetro. Il segreto di questa forma d’arte consiste in un continuo e impercettibile micro-aggiustamento della posizione, necessario per contrastare l’instabilità della superficie di appoggio. Durante le esibizioni, l’artista si sposta tra contenitori di champagne, esegue figure su un unico arto, si accoscia fino a terra per raccogliere oggetti e utilizza contenitori di dimensioni ridotte per incrementare il livello di difficoltà.
Il recupero di un repertorio dimenticato del varietà
L’esibizione sulle bottiglie fa parte di una tradizione di cabaret e vaudeville diffusa nel secolo scorso, la cui traccia visiva più antica risale al 1904. Nel corso dei decenni la disciplina è andata quasi del tutto perduta a causa della scarsità di interpreti disposti ad affrontare la preparazione tecnica richiesta. L’opera di recupero filologico condotta da Burke restituisce alla scena contemporanea una forma di intrattenimento storica, dimostrando come un documento visivo del passato possa trasformarsi nell’ispirazione per un’attività atletica reale.