La storia contiene tutti gli ingredienti di un film catastrofico: un aereo in quota, un finestrino che cede, un passeggero trascinato verso l’esterno e, infine, un UFO.
Manca soltanto un dettaglio: l’UFO di Ryanair non sembra provenire da un’altra galassia. Non ha luci intermittenti, non trasporta extraterrestri e difficilmente pagherà il supplemento per il bagaglio a mano. È, molto più prosaicamente, un oggetto estraneo non ancora identificato che potrebbe aver danneggiato il motore durante il decollo.
La spiegazione è stata fornita dall’amministratore delegato Michael O’Leary, intervenuto il 20 luglio durante la presentazione dei risultati trimestrali della compagnia. Le prime indicazioni, ha detto, fanno pensare a un danno provocato da un oggetto estraneo, precisando però: “Non possiamo ancora affermarlo con certezza”.
Il volo e il finestrino che cede
L’incidente è avvenuto la mattina del 10 luglio 2026 sul volo FR1879, partito da Salonicco, in Grecia, e diretto a Memmingen, nel sud della Germania.
L’aereo era un Boeing 737-800, immatricolato a Malta e operato da Malta Air, società del gruppo Ryanair. Durante la salita, attorno ai 15.000-16.000 piedi, si è verificato un problema al motore destro e uno dei finestrini della cabina si è staccato o è andato in frantumi. La conseguente decompressione ha fatto scendere le maschere per l’ossigeno e ha costretto i piloti a interrompere il viaggio e tornare a Salonicco.
Vicino al finestrino sedeva Ljubiša Karović, imprenditore serbo di 61 anni. La forza dell’aria lo ha trascinato parzialmente attraverso l’apertura: secondo il suo racconto, testa e un braccio sono rimasti fuori dalla cabina e l’uomo ha perso conoscenza. A impedirne l’espulsione completa sono stati la cintura di sicurezza e l’intervento della moglie e di altri viaggiatori.
Karović ha riportato lesioni al collo e alla spalla, ferite a una mano e ustioni da attrito e da esposizione al flusso d’aria. Dopo l’atterraggio è stato trasportato in ospedale, mentre gli altri passeggeri sono successivamente ripartiti verso la Germania con un aereo sostitutivo.
Che cosa ha detto davvero O’Leary
Definire la causa un “UFO” è una sintesi giornalistica efficace, ma rischia di far immaginare Michael O’Leary mentre presenta agli analisti un disco volante parcheggiato sulla pista di Salonicco.
Le parole utilizzate dal manager sono state “foreign object damage”, cioè danno causato da un oggetto estraneo. Secondo l’ipotesi preliminare, qualcosa potrebbe essere stato aspirato o colpito dal motore durante il decollo, provocandone il danneggiamento. Un frammento del propulsore o della carenatura avrebbe quindi raggiunto la fusoliera e colpito il finestrino. Ma la sequenza deve ancora essere confermata dagli investigatori.
O’Leary ha inoltre ricordato che l’aereo aveva 18 anni, ma che il motore era stato completamente revisionato nei due anni precedenti. Il messaggio è trasparente: l’età del velivolo, da sola, non dimostrerebbe un problema di manutenzione. Anche questa affermazione, tuttavia, dovrà essere confrontata con i dati tecnici, i registri degli interventi e l’analisi dei componenti recuperati.
FOD: il nemico può essere anche un bullone
Nel linguaggio aeronautico si utilizza la sigla FOD, che può indicare sia il Foreign Object Debris, l’oggetto estraneo, sia il Foreign Object Damage, il danno che quell’oggetto produce.
La Federal Aviation Administration definisce FOD qualsiasi elemento, animato o inanimato, che si trovi nel posto sbagliato nell’ambiente aeroportuale e sia in grado di ferire persone o danneggiare un aeromobile. Può trattarsi di pietre, frammenti di asfalto, bulloni, utensili, pezzi metallici, ghiaccio, plastica o persino materiali persi da un altro aereo.
In altre parole, l’”oggetto non identificato” potrebbe essere molto meno affascinante di un’astronave e molto più pericoloso di quanto suggerisca il suo aspetto. Sulle piste, anche un piccolo detrito può essere aspirato da un motore che lavora ad altissima potenza e trasformarsi nell’inizio di una catena di eventi grave.
Perché indaga l’NTSB americano
L’indagine è condotta dal National Transportation Safety Board statunitense, con l’autorizzazione dell’autorità greca per la sicurezza dei trasporti. Inizialmente non era chiaro se l’incidente fosse avvenuto nello spazio aereo greco o sopra la Macedonia del Nord; la ricostruzione della traiettoria lo ha collocato in Grecia.
Gli investigatori dovranno stabilire che cosa abbia danneggiato il motore, da dove provenisse l’oggetto, quale componente abbia colpito il finestrino e se la rottura fosse evitabile. Saranno esaminati anche i dati di volo, le comunicazioni dell’equipaggio, la manutenzione dell’aereo e la risposta in cabina.
O’Leary ha annunciato una prima bozza del rapporto entro circa 28 giorni, seguita da un documento più approfondito. Fino a quel momento, la formula “foreign object damage” resta un’ipotesi iniziale, non una conclusione tecnica.
Passeggeri e compagnia, due racconti diversi
Resta aperta anche la questione del comportamento dell’equipaggio. Ryanair sostiene che il personale abbia seguito le procedure previste, assistendo il passeggero dopo la discesa a una quota più sicura e predisponendo i soccorsi a terra.
Karović, sua moglie e il loro legale offrono invece un racconto più critico: affermano che gli assistenti di volo fossero inizialmente sotto shock e che il salvataggio sia stato gestito soprattutto dagli altri passeggeri. Un viaggiatore avrebbe aiutato a trattenere l’uomo e tentato di ridurre il flusso d’aria utilizzando un bagaglio contro l’apertura.
Le testimonianze non bastano da sole a stabilire eventuali responsabilità, ma saranno parte dell’indagine. In un’emergenza di decompressione, infatti, l’equipaggio deve prima proteggersi, utilizzare l’ossigeno e consentire ai piloti di portare rapidamente l’aereo a una quota respirabile. Soltanto una ricostruzione precisa dei tempi potrà chiarire che cosa fosse concretamente possibile fare in quei minuti.
La cintura, accessorio poco spettacolare ma decisivo
Nell’attesa del rapporto, dall’incidente emerge già una conclusione meno misteriosa: tenere la cintura allacciata anche quando il segnale è spento può fare la differenza.
Karović ha dichiarato di sentirsi fortunato e ha attribuito la propria sopravvivenza proprio alla cintura, oltre che all’intervento della moglie e degli altri passeggeri. Gli esperti ricordano che una decompressione simile è estremamente rara, ma che chi si trova vicino all’apertura corre rischi molto maggiori se non è trattenuto al sedile.
Gli alieni possono aspettare
Per ora, dunque, non c’è alcuna prova che un veicolo extraterrestre abbia preso di mira il volo Ryanair. C’è un Boeing 737, un motore danneggiato, un finestrino distrutto e un oggetto di cui gli investigatori devono ancora stabilire identità e provenienza.
L’ironia dell’”UFO” non deve nascondere la gravità dell’accaduto, ma racconta bene il paradosso: la spiegazione apparentemente più fantasiosa è in realtà una formula tecnica. E, nell’aviazione commerciale, un anonimo pezzo di metallo sulla pista può risultare assai più concreto e pericoloso di un’intera flotta marzian