Tecnologia accademica

Come “sgamare” gli studenti che usano l’intelligenza artificiale: cosa ha fatto il professore

Punteggi eccezionali destano sospetti nel corso di Roberto Serrano alla Brown University: lui sposta la prova offline

Come “sgamare” gli studenti che usano l’intelligenza artificiale: cosa ha fatto il professore

Nel corso avanzato di economia matematica alla Brown University di Providence, il docente Roberto Serrano concesse agli iscritti di svolgere l’esame di metà semestre direttamente presso la propria abitazione martedì 5 marzo 2024.

La scoperta dell’anomalia e la verifica tramite intelligenza artificiale

La decisione di concedere la prova a distanza ha registrato un’adesione insolita, portando la classe a quota 86 frequentanti, un numero decisamente superiore alla media storica del corso che di norma conta meno di trenta partecipanti. Gli esiti della prova di metà semestre hanno mostrato un livello di profitto straordinario, con ben quaranta valutazioni pari a 100 su 100 e un punteggio medio complessivo salito a 96, a fronte di una media storica compresa tra 65 e 80.

Durante la fase di correzione, i collaboratori della cattedra hanno riscontrato passaggi argomentativi insoliti all’interno degli elaborati consegnati dagli studenti. Le risposte presentavano strutture sintattiche analoghe, concetti articolati in modo innaturale e dimostrazioni matematiche condotte per assurdo attraverso ragionamenti particolarmente complessi e artificiosi.

Per chiarire l’origine di tali uniformità, il docente ha inserito i quesiti dell’esame all’interno di ChatGPT. L’analisi comparativa ha confermato che i testi prodotti dal software generativo coincidevano per stile e schema con quelli inviati dagli alunni, evidenziando un ricorso diffuso allo strumento digitale per la risoluzione dei problemi proposti.

La seconda prova in aula e il crollo dei risultati finali

Di fronte alle evidenze emersi, la cattedra ha stabilito di mantenere congelati i voti del test domestico, convocando gli iscritti per un esame finale supervisionato in aula. A seguito dell’annuncio della prova in presenza, 18 studenti hanno abbandonato il corso e altri 9 non si sono presentati il giorno dell’appello, portando a 27 il totale dei ritirati, tra i quali figuravano ben ventidue dei quarantatré punteggi massimi ottenuti a distanza.

I risultati della prova svolta in classe hanno registrato una flessione marcata, evidenziando una media generale di 48,6 su 100, il valore più basso mai rilevato nella storia del corso. Tre partecipanti hanno ottenuto una valutazione pari a zero e ben 19 studenti non hanno superato l’esame, confermando il divario tra le prestazioni fornite autonomamente e il reale livello di preparazione.

La delega del pensiero e le implicazioni per la didattica universitaria

Il caso della Brown University offre uno spunto di riflessione sul fenomeno dell’illusione di competenza generato dall’utilizzo passivo dei modelli linguistici. Come evidenziato anche in ambito accademico italiano dal docente di informatica Walter Quattrociocchi dell’Università La Sapienza di Roma, l’affidamento continuo all’intelligenza artificiale rischia di produrre un indebolimento del pensiero logico e della capacità critica individuale.

L’episodio dimostra che la delega dei processi analitici agli algoritmi fornisce un’apparente padronanza della materia che svanisce nel momento della verifica diretta delle competenze. Per le istituzioni universitarie la sfida principale consiste nell’orientare la didattica verso una valutazione della reale comprensione, distinguendo l’abilità nell’uso delle tecnologie dalla maturazione di un effettivo rigore scientifico.