dove non arriva nessuno...

Nessun parente reclama la maxi eredità: dopo 16 anni il patrimonio finisce allo Stato

Secondo le stime circolate negli ultimi giorni, le eredità senza eredi valgono oggi circa 8 miliardi di euro l’anno in Italia

Nessun parente reclama la maxi eredità: dopo 16 anni il patrimonio finisce allo Stato

Ci sono eredità che scatenano guerre di famiglia, riunioni tese dal notaio e parenti lontanissimi che all’improvviso ricordano di esistere. E poi ci sono eredità che fanno il percorso opposto: nessuno si presenta, nessuno firma, nessuno reclama nulla. Passano gli anni, il patrimonio resta lì, sospeso. Finché alla fine arriva l’erede più inatteso: lo Stato.

È quello che è successo a Modena, dove il giudice tutelare del tribunale, Daniela Di Girolamo, ha dichiarato chiusa la giacenza dell’eredità di un uomo morto a Guastalla, in provincia di Reggio Emilia, il 31 marzo 2009. Dopo 16 anni, nessun parente si è fatto avanti per accettare i beni. Così il patrimonio, indicato dalle cronache come un maxi patrimonio immobiliare nel Modenese, passa al patrimonio pubblico.

La cifra esatta del singolo lascito non è stata resa nota. Le fonti disponibili parlano però di beni immobiliari e di un patrimonio rilevante, abbastanza importante da restare per anni al centro di una procedura giudiziaria chiusa solo ora con la dichiarazione di eredità vacante.

Sedici anni di silenzio

La storia comincia nel 2009. L’uomo muore e lascia dei beni, ma non risultano eredi pronti ad accettare l’eredità. In casi come questo viene aperta una procedura di eredità giacente: il tribunale nomina un curatore, che amministra temporaneamente il patrimonio mentre si verifica se esistano parenti o beneficiari. Ma il tempo passa. E nessuno bussa alla porta. Nel caso modenese, il curatore ha depositato una memoria e il giudice ha preso atto che il diritto di accettare l’eredità era ormai prescritto per tutti i possibili chiamati.

Dieci anni per farsi avanti

Il Codice civile prevede infatti che il diritto di accettare un’eredità si prescriva in dieci anni. Il conto parte, di norma, dal giorno della morte. Qui di anni ne sono passati sedici. Nessun figlio, nessun fratello, nessun nipote, nessun parente lontano ha presentato un titolo utile. A quel punto l’eredità smette di essere soltanto “in attesa” e diventa vacante.

E quando un’eredità è vacante, la legge indica già il destinatario finale.

Lo Stato, l’ultimo erede

In mancanza di altri successibili, l’eredità viene devoluta allo Stato. Non serve che lo Stato accetti formalmente: il passaggio avviene di diritto. È il modo con cui l’ordinamento evita che case, terreni, conti o altri beni restino senza proprietario. Nel caso di Modena, il giudice ha quindi dichiarato cessata la giacenza, revocato la nomina del curatore e disposto il passaggio dei beni allo Stato.

Un finale burocratico, certo. Ma anche piuttosto curioso: un patrimonio rimasto senza famiglia, senza pretendenti e senza una destinazione scritta, che dopo sedici anni finisce nella cassaforte pubblica.

Un tesoro silenzioso da 8 miliardi l’anno

Il caso modenese fa notizia, ma non è una stranezza isolata. Secondo le stime circolate negli ultimi giorni, le eredità senza eredi valgono oggi circa 8 miliardi di euro l’anno in Italia.

Dentro questa cifra ci sono case, terreni, conti correnti e altri beni che nessuno reclama. Le proiezioni dell’Evaluation Lab della Fondazione Giordano Dell’Amore, realizzate per Fondazione Cariplo, indicano che i patrimoni di persone senza eredi potrebbero arrivare a 20,8 miliardi di euro entro il 2030 e a 88,1 miliardi entro il 2040.

Numeri enormi, dietro cui ci sono cambiamenti molto concreti: famiglie più piccole, popolazione più anziana, meno discendenti diretti e una scarsa abitudine a fare testamento.

E alla fine, dove non arriva nessuno, arriva lo Stato.