Prescrizione fallace

Va al Pronto soccorso per problemi all’udito, ma lo prendono per un ubriacone

Il Tribunale ha stabilito un indennizzo da 70mila euro a favore di un paziente quarantasettenne che ha subito poi una perdita importante dell'udito

Va al Pronto soccorso per problemi all’udito, ma lo prendono per un ubriacone

La vicenda ha inizio nella giornata di martedì 24 maggio 2022, quando un paziente di quarantasette anni accede al pronto soccorso del Policlinico San Matteo di Pavia lamentando forti dolori auricolari, nausea e vertigini. Invece di attivare gli esami specialistici previsti dal protocollo per i disturbi otologici, il medico di turno decide di congedare il quarantasettenne con due sole indicazioni scritte sul verbale di dimissione: rimanere a riposo e non bere più bevande alcoliche. Una prescrizione decisamente anomala per chi si era presentato in autoambulanza con una sintomatologia acuta legata all’apparato uditivo.

La scoperta della reale patologia e il danno permanente

La prescrizione, non bere alcol, si è poi rivelata del tutto estranea alla reale natura del malessere.

Nei giorni successivi il quarantasettenne continua infatti a soffrire e decide di consultare un secondo specialista. L’esame indipendente evidenzia una ipoacusia neurosensoriale sinistra, una patologia grave che richiedeva una terapia farmacologica d’urgenza. Il tempo trascorso inutilmente a seguire la fallace indicazione del nosocomio pavese impedisce l’efficacia delle cure tardive. Oggi il paziente presenta una riduzione permanente della capacità uditiva pari al 30%, soffre di acufeni ed è costretto a utilizzare apparecchi acustici.

La decisione del magistrato e la condanna economica

La sentenza emessa dal giudice del Tribunale di Pavia, Simona Caterbi, ha censurato la condotta della struttura sanitaria. Il magistrato ha evidenziato come la totale assenza di accertamenti banali abbia impedito di diagnosticare in tempo la malattia. Nelle motivazioni si specifica che il personale ospedaliero avrebbe potuto individuare il deficit tramite test semplici o una audiometria d’urgenza, invece di limitarsi a raccomandazioni generiche. Il Policlinico San Matteo è stato quindi condannato a versare un risarcimento di 70mila euro, oltre al pagamento delle spese legali, per la condotta superficiale che ha trasformato un disturbo curabile in una menomazione definitiva.