Caraffa contesa

La Cassazione ha deciso che il ristorante non è obbligato su richiesta a servire acqua del rubinetto

La Suprema Corte respinge il ricorso di una turista contro un hotel a cinque stelle a Corvara in Badia confermando la totale libertà commerciale dei gestori

La Cassazione ha deciso che il ristorante non è obbligato su richiesta a servire acqua del rubinetto

Un singolare braccio di ferro legale, nato tra i tavoli esclusivi di una rinomata località turistica, ha trovato la sua definitiva conclusione formale. Una pronuncia della Corte di Cassazione ha stabilito che i gestori di attività ristorative e ricettive non hanno alcun dovere giuridico di assecondare le richieste della clientela relative alla somministrazione di acqua della rete idrica, persino se quest’ultima si dichiara disposta a pagare il servizio di mescita.

Il rifiuto nella struttura a cinque stelle

La vicenda affonda le proprie radici nelle festività natalizie, precisamente nel periodo compreso tra il mese di dicembre e l’inizio del mese di gennaio dell’anno 2019. L’allora ospite di un prestigioso albergo situato a Corvara in Badia, nel cuore delle Dolomiti, aveva acquistato un pacchetto turistico in mezza pensione dal valore complessivo superiore a 5.700 euro, con la specifica clausola delle bevande escluse dal computo totale. Durante le cene consumate nella sala della struttura, l’acquirente del soggiorno ha ripetutamente domandato al personale di sala di poter pasteggiare attingendo all’acqua corrente del rubinetto. La direzione del locale ha opposto un fermo e costante rifiuto alla proposta, offrendo come unica alternativa l’acquisto di bottiglie di acqua minerale sigillate, inserite nel listino prezzi a cifre comprese tra i 7 e i 10 euro al litro.

La battaglia legale e la smentita delle fake news

Il diniego ha spinto la frequentatrice della struttura a intraprendere una complessa azione giudiziaria, articolatasi in ben tre gradi di giudizio, nel tentativo di veder riconosciuto l’accesso all’acqua pubblica come un principio basilare e inderogabile. L’istanza conteneva anche una formale richiesta di risarcimento economico quantificata in circa 2.700 euro, avanzata per coprire il presunto danno patrimoniale e il forte stress emotivo subiti durante il soggiorno montano. L’esito della vicenda permette anche una fondamentale operazione di debunking: contrariamente a quanto spesso si legge in vari post ingannevoli sulle piattaforme social o in catene telematiche che alimentano notizie false, in Italia non esiste alcuna legge che imponga agli esercenti l’obbligo di fornire gratis o a pagamento l’acqua del rubinetto. La notizia della recente sentenza è dunque assolutamente reale e smentisce i miti urbani riguardanti presunti obblighi di legge a tutela dei consumatori in questa specifica materia.

La decisione della Suprema Corte

I magistrati di Piazza Cavour hanno definitivamente respinto l’ipotesi di un illecito contrattuale, confermando in toto l’orientamento espresso nei precedenti verdetti del Giudice di Pace e del Tribunale. I giudici della Corte Suprema hanno specificato che il pacchetto turistico pattuito inizialmente è stato erogato nel pieno rispetto degli accordi sottoscritti dalle controparti e che l’offerta gastronomica rientra interamente nella libera politica commerciale e imprenditoriale del singolo operatore economico. Di conseguenza, l’autonomia gestionale consente ai ristoratori di decidere in esclusiva quali prodotti inserire nei propri menù, senza che la clientela possa esigere varianti non codificate o appellarsi a ipotetici diritti fondamentali all’interno di una transazione privatistica di natura alberghiera.