La Transportation Security Administration (TSA), l’agenzia del Dipartimento della Sicurezza Interna degli Stati Uniti che gestisce la sicurezza nei trasporti pubblici e aerei, ha aggiornato la sezione informativa del proprio sito web. A partire da sabato 27 aprile 2026, l’ente consente ai passeggeri il trasporto di marijuana terapeutica sia nel bagaglio a mano sia in quello da stiva. La novità si applica a condizione che vengano fornite specifiche istruzioni speciali. La svolta normativa interessa potenzialmente milioni di cittadini statunitensi che utilizzano il derivato della cannabis a scopo curativo. Attualmente la legislazione di 40 Stati americani, oltre al Distretto di Columbia, prevede la legalizzazione per uso medico, nonostante la sostanza rimanga vietata a livello federale all’interno degli aeroporti.
I limiti dei controlli aeroportuali e il ruolo degli agenti
Le nuove linee guida per la sicurezza specificano che le procedure di controllo sono focalizzate sulla sicurezza dei passeggeri e sull’individuazione di minacce all’aviazione. Gli addetti aeroportuali non effettuano ricerche mirate di sostanze stupefacenti. Tuttavia, qualora venissero scoperte prove di attività criminali, il personale è tenuto a segnalare il caso alle forze dell’ordine. La decisione finale sull’ammissibilità di ogni oggetto resta comunque una prerogativa del singolo verificatore in servizio. I prodotti non destinati all’uso medico o non approvati dalla Food and Drug Administration (FDA) restano vietati all’interno degli scali e a bordo dei velivoli.
Le conseguenze legali e i rischi per i viaggiatori
Secondo il Marijuana Policy Project (MPP), il personale di controllo non possiede poteri di arresto diretti, ma ha l’obbligo di informare la polizia locale. Tale procedura può comportare conseguenze legali variabili a seconda dello Stato in cui ci si trova. I dati dei Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC) indicano che la cannabis è la sostanza vietata più diffusa nel Paese. Ulteriori statistiche del National Center for Drug Abuse Statistics (NCDAS) mostrano che oltre 61 milioni di cittadini hanno utilizzato la pianta, evidenziando l’impatto di questo aggiornamento sulla popolazione.
La riclassificazione governativa della sostanza
La decisione dell’agenzia segue la scelta dell’amministrazione Trump di riclassificare la cannabis. Il procuratore generale ad interim degli Stati Uniti, Todd Blanche, ha firmato un ordine per spostare la marijuana dalla Tabella I alla Tabella III della legge sulle sostanze controllate. Come rilevato da Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, la nuova classificazione inserisce il prodotto nella categoria di farmaci come la ketamina e gli steroidi anabolizzanti, rimuovendolo dal raggruppamento con l’eroina. L’obiettivo del provvedimento è favorire la ricerca scientifica sull’efficacia dei trattamenti e ampliare l’accesso terapeutico per i pazienti.