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Papa Prevost chiama la sua banca a Chicago, ma non gli credono e riattaccano

L'istituto di credito interrompe la comunicazione con il Pontefice dopo la richiesta di aggiornamento dei dati...

Papa Prevost chiama la sua banca a Chicago, ma non gli credono e riattaccano

La rigidità delle procedure di sicurezza bancaria colpisce i vertici del Vaticano. Venerdì 8 maggio 2026 sono emersi nuovi dettagli relativi a un singolare incidente finanziario che ha coinvolto il Pontefice Robert Francis Prevost, salito al soglio petrino con il nome di Papa Leone.

Il tentativo di aggiornamento dei dati anagrafici

Secondo quanto riportato dal quotidiano statunitense New York Times e confermato da Padre Tom McCarthy, il successore di Pietro ha contattato telefonicamente il proprio istituto di credito negli Stati Uniti circa due mesi dopo la sua elezione. L’obiettivo della chiamata era la modifica del numero di telefono e dell’indirizzo di residenza registrati nel database della banca. Il Vescovo di Roma si è inizialmente presentato con il proprio nome secolare, Robert Prevost, cercando di seguire l’iter standard previsto per i titolari di conto corrente.

La risposta del servizio clienti e il diniego in linea

Nonostante l’autorità religiosa abbia risposto correttamente a tutti i quesiti di sicurezza posti dall’operatrice, la procedura si è interrotta. La dipendente al servizio clienti ha infatti chiarito che, per tali variazioni, è necessaria la presenza fisica del titolare presso una filiale locale. Di fronte all’impossibilità del Pontefice di recarsi personalmente negli uffici americani, quest’ultimo ha tentato di far valere il proprio nuovo status chiedendo: “Cambierebbe qualcosa se le dicessi che sono Papa Leone?”. Per tutta risposta, l’impiegata ha interrotto la chiamata, rifiutando di proseguire l’interazione.

I rapporti con lo Ior e la gestione delle finanze personali

Parallelamente alle difficoltà riscontrate con l’estero, il Santo Padre ha avviato interlocuzioni anche con l’Istituto per le Opere di Religione (Ior). Fonti interne all’ente finanziario vaticano confermano che il Pontefice ha espresso la volontà di mantenere attivo il proprio conto personale precedente alla nomina. Sebbene non siano stati diffusi dettagli tecnici sulla risoluzione della pratica, la richiesta solleva questioni circa la gestione patrimoniale privata dei vertici ecclesiastici una volta assunto l’incarico.