ASSURDO

Pensionato fa la comparsa in un film per 300 euro e l’INPS gliene chiede 34mila

La Corte d'Appello dà ragione al 64enne modenese, che vince il ricorso contro l'istituto previdenziale

Pensionato fa la comparsa in un film per 300 euro e l’INPS gliene chiede 34mila

La Corte d’Appello di Bologna ha respinto il ricorso presentato dall’Inps contro un ex lavoratore modenese di 64 anni, ponendo fine a un contenzioso nato per una collaborazione cinematografica. I fatti risalgono a lunedì 1 agosto 2022, quando il cittadino partecipò per due giornate alle riprese del film “Ferrari”, diretto dal regista Michael Mann. Per la prestazione come comparsa, il soggetto aveva percepito un compenso lordo di 300 euro come rimborso spese. Tale attività aveva spinto l’ente previdenziale a richiedere la restituzione dell’intero trattamento pensionistico percepito nell’anno, pari a 34mila euro.

L’incompatibilità contestata con Quota 100

Secondo la tesi dell’ente previdenziale, la presenza sul set configurava un rapporto di lavoro subordinato. Tale natura d’impiego risulterebbe incompatibile con i requisiti della pensione anticipata “ex quota 100” di cui il 64enne è beneficiario. L’istituto aveva quindi disposto la revoca della prestazione per l’intera annualità precedente alla contestazione. La difesa del pensionato, sostenuta dal patronato Inas-Cisl, ha invece contestato la qualificazione del rapporto di lavoro, portando la questione davanti ai giudici del Tribunale di Modena prima e della Corte d’Appello poi.

La decisione dei giudici sul lavoro occasionale

I magistrati hanno stabilito che l’attività della comparsa non può essere considerata lavoro subordinato. Il compito del soggetto consisteva nel posizionarsi sul set insieme ad altre persone, senza ricevere direttive specifiche o svolgere mansioni complesse. Per questo motivo, l’impegno è stato inquadrato come lavoro occasionale autonomo, tipologia che risulta cumulabile con i redditi da pensione. La sentenza d’appello conferma quanto già deciso dal Tribunale di Modena, definendo illegittima la pretesa creditoria dell’Inps.

Il ripristino del trattamento economico

L’autorità giudiziaria ha condannato l’Inps al ripristino immediato della prestazione pensionistica e alla restituzione delle somme che erano già state trattenute al pensionato. “Finalmente è stato ristabilito un principio che avrebbe dovuto essere acquisito” hanno dichiarato i legali dell’interessato ai quotidiani locali. Gli avvocati hanno sottolineato che i beneficiari di quota 100 che lavorano per pochi giorni non perdono il diritto a un anno di pensione. Spetta inoltre all’ente previdenziale l’onere di dimostrare l’eventuale natura subordinata del rapporto lavorativo, linea interpretativa che trova riscontro anche in recenti orientamenti della Corte Costituzionale.