Svegliarsi dopo un intervento chirurgico è già di per sé un’esperienza destabilizzante. Ma per Stephen Chase, avvocato statunitense di Salt Lake City, il risveglio dall’anestesia assume sistematicamente contorni decisamente insoliti: ogni volta che apre gli occhi dopo un’operazione, inizia a parlare spagnolo fluentemente, una lingua che in realtà non conosce.
Tema attuale… grazie a Dan Brown
La faccenda non è nuova, di casi nel passato ce ne sono stati, ma il tema è oggi di stretta attualità anche grazie a Dan Brown. Lo scrittore nel suo ultimo libro “L’ultimo segreto” (in originale in realtà “Il segreto dei segreti”), infatti, situa l’ennesima avventura del professor Robert Langdon a Praga, alle prese stavolta con la “Noetica“, scienza che studia l’anima. E postula che in sostanza l’anima non risieda nel nostro cervello, ma sia una dimensione diffusa alla quale attingiamo. Ecco, proprio i casi di persone che dall’oggi al domani parlano fluentemente lingue che non conoscono sarebbero esattamente prove di questa teoria.

Un episodio sorprendente dopo un intervento al ginocchio
La prima volta è accaduta quando Stephen aveva solo 19 anni, dopo un’operazione al ginocchio. Prima dell’intervento, la sua conoscenza dello spagnolo si limitava a qualche frase scolastica e alla capacità di contare fino a dieci. Eppure, al risveglio dall’anestesia, ha iniziato a sostenere conversazioni complete in spagnolo per circa venti minuti, lasciando medici e infermieri completamente spiazzati.
Il dettaglio più curioso? Stephen non ricorda nulla di quei dialoghi. Nella sua percezione, stava parlando normalmente inglese e non riusciva a capire perché il personale sanitario continuasse a chiedergli di “tornare all’inglese”.
Una diagnosi rarissima: la Foreign Language Syndrome
Negli anni successivi, l’episodio non è rimasto isolato. Ogni volta che Stephen si è sottoposto a un intervento chirurgico — per infortuni sportivi o, più recentemente, per una settoplastica — il copione si è ripetuto: risveglio dall’anestesia e spagnolo impeccabile.
I medici hanno infine diagnosticato a Chase la Foreign Language Syndrome (FLS), una condizione neurologica estremamente rara. Dal momento della sua identificazione, nel 1907, si contano circa 100 casi documentati in tutto il mondo.
Secondo la National Library of Medicine, la FLS può essere associata a diversi fattori, tra cui:
- lesioni cerebrali o tumori
- stress psicologico intenso
- anestesia generale.
Perché proprio lo spagnolo?
Una delle domande più frequenti riguarda la lingua che Stephen parla durante questi episodi. Perché proprio lo spagnolo e non un’altra lingua?
Lo stesso Chase ipotizza che la spiegazione possa risiedere nel suo ambiente di crescita: è cresciuto circondato da persone di origine ispanica, ascoltando la lingua quotidianamente senza mai studiarla davvero. Secondo alcuni esperti, l’esposizione passiva potrebbe aver lasciato tracce latenti nel cervello, che l’anestesia riesce temporaneamente a “sbloccare”.
FLS e Foreign Accent Syndrome: due condizioni diverse
È importante non confondere la Foreign Language Syndrome con la più nota — ma comunque rarissima — Foreign Accent Syndrome. In quest’ultimo caso, le persone continuano a parlare la propria lingua madre, ma con un accento straniero improvviso. Nella FLS, invece, il soggetto parla effettivamente una lingua diversa, spesso senza esserne consapevole.
Un mistero ancora aperto per la scienza
Il caso di Stephen Chase continua a suscitare l’interesse di medici e ricercatori, perché dimostra quanto il cervello umano sia ancora in gran parte inesplorato. Episodi come questo mettono in discussione ciò che sappiamo sulla memoria linguistica, sull’apprendimento inconscio e sugli effetti dell’anestesia sul sistema nervoso.
Per ora, una cosa è certa: per Stephen, ogni intervento chirurgico non è solo una sfida fisica, ma anche un viaggio linguistico del tutto imprevedibile.